2017-07-11 11:15:24
Newsletter con basso tasso di conversione? Le possibili cause #1
Tanti sforzi e tanto denaro e poi... un risultato davvero deludente! Quali sono le cause del basso tasso di conversione delle tue newsletter?

Conversion rate e newsletter: cosa va storto?

La preparazione e l'invio di una newsletter richiede tempo e risorse. Quindi denaro. Avere dei risultati deludenti non fa mai piacere, in modo particolare quando lavori per un'agenzia di comunicazione e devi rendere conto a un cliente che su di te ha investito del budget.

Quando le cose non vanno come vorresti, la cosa migliore è prendersi un momento con calma per analizzare cosa è stato fatto, come e perché. E possibilmente compiere questa analisi in team o a più step: un tuo collega può notare elementi utili che a te sono sfuggiti.

CONVERSION RATE: COS'È

Nelle newsletter, così come in campagne Pay per Click, il tasso di conversione (anche detto "conversion rate") è un parametro di misura molto importante: indica il rapporto tra quante persone hanno visto la newsletter o l'annuncio e quante hanno svolto l'azione obiettivo della campagna, ad esempio la compilazione del form di contatto, o meglio ancora un acquisto.

Perché il conversion rate è così rilevante, e per molti è addirittura una spada di Damocle? Perché, per dirlo in modo molto diretto, è l'indicatore del successo o dell'insuccesso della campagna: quando si investe tanto denaro per realizzare una newsletter che guidi l'utente verso un acquisto, un tasso di conversione dello 0,001% è un valore totalmente inaccettabile.

Attenzione: non esistono valori accettabili standard per il tasso di conversione. Tutto dipende dal contesto, dal tipo di campagna, dalle aspettative, dal budget etc. Per alcuni settori, una persona che acquista su 100 persone raggiunte è già un successo, per altre un risultato assolutamente insoddisfacente.

Ecco allora alcune possibili causa di un conversion rate deludente.

1) Conversion Rate deludente: oggetto inappropriato

Una mail con oggetto troppo lungo, dispersivo, per nulla accattivante già vanifica il 90% del lavoro. Se sei fortunato che il restante 10% sortisca qualche effetto, sentiti pronto a togliere un ulteriore 95% di insuccesso: già un 5% di conversion rate sarebbe un ottimo risultato. E sono stime fin troppo positive.

La realtà dei fatti è che dall'oggetto delle newsletter si gioca gran parte della fortuna della campagna: per questo lo studio dell'oggetto spesso viene lasciato per ultimo, e talvolta richiede ore e ore di lavoro, scambi di opinioni, idee e rettifiche.

E allora, come scrivere l'oggetto di una newsletter?

  • Evita parole ingannevoli come "gratis";
  • Non usare il maiuscolo;
  • Fai leva sul reale interesse del tuo target: a questo proposito è sempre bene segmentare il più possibile i contenuti;
  • Sii breve e chiaro.

Altra cosa importantissima è l'esperienza: vedrai, con il tempo ti farai le ossa... ciò che conta è imparare dagli errori e mettersi sempre in gioco.

2) Conversion Rate deludente: pessimo lavoro di copy

Molti sottovalutano la figura del copy: "Capirai, cosa ci vorrà per scrivere due righe!". Ma un lavoro di copy fatto male fa scappare l'utente dopo la prima riga... sempre che non sia fuggito già all'oggetto.

Per "pessimo lavoro di copy" intendiamo:

  • Testi troppo lunghi;
  • Testi graficamente non riconducibili a titolo, sottotitolo, paragrafo... insomma, un calderone;
  • Testi colorati in modalità arlecchino;
  • Testi ricchi di strafalcioni ed errori;
  • Testi incapaci di comunicare.

Il buon copy deve avere il dono della sintesi e doti comunicative: dire poco per dire bene, essere chiaro e farsi capire. Non è una capacità da tutti: bisogna essere in grado di calarsi nel target, avere tanta esperienza in diversi settori, sapere cosa quell'esatto pubblico si aspetta e quale lessico meglio conosce.

3) Conversion Rate deludente: mancanza dei link giusti...

... al momento giusto. I link non devono essere inseriti a caso nel testo: dietro c'è un ragionamento, un lavoro armonico, un'analisi delle call to action sia dal punto di vista testuale che grafico... perché l'estetica ha la sua importanza.

Alcuni link sono proprio buttati al vento: è raro che oggi un utente clicchi sulla parola "omaggio", perché non ci crede più o perché ha paura di finire in una pagina di phishing. La call to action con link va studiata e analizzata bene, con un testo chiaro, sincero e avvincente.


Vuoi conoscere altre possibili cause di un conversion rate al di sotto delle aspettative? Resta sintonizzato... ne parleremo tra pochi giorni!

Autore: Claudia Martinelli
Post dal Blog: Email Marketing
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